mammaprima

uno spazio di pensiero emozioni e ricerca sulla prematurità

I Papàprima

Giovedì sera si è tenuto l’ultimo incontro del ciclo “Essere una famiglia prematura”  in collaborazione con La Chiocciola Onlus, associazione per la terapia intensiva neonatale dell’opsedale maggiore di Bologna. il tema era: i Papàprima. E’ stato molto emozionante ed arricchente sentire finalmente le voci dei padri, di solito inascoltati ed inconsapevoli protagonisti del trauma di una nascita prematura. Un grazie a tutti quanti c’erano e che si sono messi generosamente in gioco donandoci dal vivo l’esempio della preziosità del ruolo del papà: un sarto che pazientemente ricuce lo strappo tra mamma e bimbo, tra mamma e società, tra mamma e reparto di terapia intensiva. Qualcuno lo ha definito “l’oro nella ferita”. GRAZIE A TUTTI E ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA INTENSA INIZIATIVA!!!

A Sole, Bimbaprima…

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In principio il tuo nome era

Prima

 

Prima del tempo

Prima dello spazio

Prima del pensiero

Prima del respiro

Prima della fame

Prima del sonno

 

In principio il tuo nome era

Freddo

E il mio nome era

Vuoto

 

Il tuo nome era

Lontano

E il mio nome era

Buio

 

Il tuo nome era

Silenzio

E il mio nome era

Assenza

 

In principio.

 

Nuotavamo in acque solitarie

Cercando senza sapere cosa

In silenzio ascoltavamo l’assenza

Di ciò che non era

 

Poi una mano ha sfiorato l’altra

E la tua bocca ha incontrato il mio seno

Allora il sole si è sciolto e la terra si è aperta

la linfa ha preso a scorrere

la vita è arrivata

prepotente

con urla e lacrime

a portarci via dal buio

a portarci via dal freddo

 

Allora la vita è arrivata.

A portarci via

A portarci via di là.

 

Bologna 15/3/2011

“Essere una Famiglia Prematura: difficoltà, ferite e risorse educative” il primo laboratorio di sostegno per genitori prematuri!

“Essere una Famiglia Prematura: difficoltà, ferite e risorse educative” il primo laboratorio di sostegno per genitori prematuri!

è con grande gioia che pubblichiamo questa iniziativa in collaborazione con l’associazione La Chiocciola onlus – ospedale maggiore di bologna.

“Che cosa vuol dire avere un figlio prematuro?
Come incide la prematurità sullo sviluppo del bambino?
Quali interventi possono aiutare i genitori a crescere un bimbo che ha sofferto precocemente?

A queste e ad altre domande cercheremo insieme una risposta nel ciclo di incontri:
“Essere una Famiglia Prematura: difficoltà, ferite e risorse educative”

Ciclo di 3 incontri con la Psicoterapeuta Annarita Piazza, mamma prematura, ideatrice e curatrice del blog “Mammaprima – uno spazio di pensiero, ricerca ed emozioni sulla prematurità” (www.mammaprima.wordpress.com)

1° incontro: Giovedi 24 Ottobre 2013, ore 20.45: La Mammaprima
2° incontro: Giovedi 7 Novembre 2013, ore 20.45: Il Bimboprima
3° Incontro: Giovedi 21 Novembre 2013, ore 20.45: Il Babboprima
(scarica il programma)

Incontri gratuiti, prenotazione obbligatoria; si raccomanda la presenza a tutti e 3 gli incontri; min.6 max 15 partecipanti

Luogo: “Sala del Consiglio” del Quartiere Porto, in Via Dello Scalo, 21 – Bologna

Info e Prenotazione:
Grazia: 392.4890242
Paolo: 335.6109193
Annarita: 347.3109779
e-mail: info@lachiocciolaonlus.org

NUOVA PAGINA SU FACEBOOK

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da oggi siamo anche su facebook con la pagina ufficiale “Mammaprima”. clikkate mi piace per restare informati sulle nostre attività!
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i sensi di colpa dei genitori prematuri

i sensi di colpa dei genitori prematuri

anche a voi è capitato di sentirvi così? in colpa, sbagliati, per quanto è successo? ci sono mamme che si sentono colpevoli per non aver portato a termine una gravidanza, per non aver partorito il neonato bello e sano tanto sognato, padri che si sentono colpevoli perchè credono di non aver protetto a sufficienza la loro compagna… purtoppo sono molti i genitori che provano la sensazione di avere causato in qualche modo la nascita prematura del loro bambino. La cosa peggiore è che i sensi di colpa possono ostacolare e appesantire tutto il percorso di cura e di permanenza in TIN, possono portare alla depressione post parto, possono ostacolare la creazione del legame col piccolino… i sensi di colpa sono una reazione totalmente irrazionale e non basata su dati di realtà, una reazione che mettiamo in atto per cercare di riprendere il controllo su una realtà che non controlliamo e che ci angoscia terrribilmente. Una delle missioni del progetto “Mammaprima” è quella di togliere i sensi di colpa ai genitori prematuri e di farli riappropriare del loro fondamentale ruolo nella crescita del loro piccolo, riscoprendo tutti i loro talenti educativi naturali…

LA DEPRESSIONE PRE – PARTO

Si sente sempre parlare di depressione post-parto, cioè dopo il parto. Credo sia giusto parlare e dare dignità anche alla depressione PRE-parto, cioè PRIMA del parto. Capitano tante cose durante una gravidanza che possono influire sullo stato emotivo della mamma, e tra queste un  motivo importante di depressione possono essere le complicazioni cliniche cui è possibile incappare durante i nove mesi di attesa. La frustrazione delle ASPETTATIVE nei confronti del parto e dello scorrere della gravidanza, la perdita di controllo sugli eventi, la sensazione di “DIVERSITA'” che accompagna sempre le mamme (e i papà) di fronte a spiacevoli notizie relative al decorso della gravidanza, sono dei grossi fattori che vanno a gravare sull’equilibrio psico fisico della futura mamma. Gli imprevisti possono essere causa di angoscia, di paure relative alla propria incolumità e e a quella del bambino, di incertezza sul futuro e su come si svolgeranno gli eventi… si possono così creare le condizioni per una vera e propria depressione PRE-PARTO, caratterizzata da mancanza di energia, pensieri negativi, sensi di colpa e di inadeguatezza, fino al disinvestimento emotivo del piccolo nascituro. A questo proposito c’è uno studio (“Relations between maternal attachment representations and the quality of mother-infant interaction in preterm and full-term infants”. http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0163638310000500) che evidenzia come lo stato mentale della mamma durante la gravidanza influenzi il tipo di legame che si creerà tra mamma e bimbo appena nato. Certo, non c’era bisogno di uno studio scientifico per immaginare che una mamma depressa in gravidanza farà più fatica a stabilire una relazione positiva con il suo piccolo. Comunque questo ci conferma che le mamme e i papà possono avere bisogno di sostegno anche PRIMA del parto, e non solo dopo. Quanto detto può essere molto più vero nel caso di parti prematuri in cui anche i tempi sono accelerati e spesso non si riesce a frequentare nemmeno il corso preparto… occorre dare sostegno alle mamme e ai papà, istruirli su quanto accadrà, spiegare i meccanismi della Terapia intensiva neonatale, se si presume che dovranno passarci un bel o’ di tempo… in modo da non arrivare totalmente impreparati all’evento. E’ come allenarsi prima di ricevere un carico pesante tra le braccia. Più il carico è pesante più occorrono muscoli per sostenerlo e per non esserne travolti. Non si può pensare che una coppia di genitori soprattutto se alla prima esperienza, possa essere in grado di sostenere da sola tutto il peso di una gestazione e di un parto problematico. Se siete in difficoltà non vergognatevi a chiedere aiuto a specialisti. Tutto il lavoro fatto prima semplificherà di molto il decorso post parto e l’incontro con il bimbo. Tecniche di rilassamento, meditazione, visualizzazioni guidate, respirazione, possono aiutare notevolmente ad affrontare un parto difficile e a migliorare la qualità del legame con il bimbo che nascerà. Non esitate a contattarci per consigli!

una metafora per capire…

se vi va, facciamo un esperimento per cercare di metterci nei panni di un piccolo prematuro e per farlo ci facciamo aiutare da una metafora (le metafore sono un grande aiuto a volte per aiutarci a capire la realtà): proviamo a ricordare le sensazioni di quando un giorno per un motivo o per l’altro ci hanno costretto a svegliarci prima del tempo, ci hanno tirato giù dal letto, senza troppe gentilezze. ecco, nascere prima è come essere svegliati bruscamente, essere costretti ad uscire dal tepore delle coperte, costretti a vedere la luce e sentire rumori quando si avrebbe voglia solo di buio e silenzio. essere costretti a mangiare quando si vorrebbe solo assimilare senza sforzo, essere costretti a “fare” quando si vorrebbe solo “stare”… focalizziamo la nostra attenzione sulle sensazioni che proviamo quando siamo costretti a svegliarci troppo presto. probabilmente rimaniamo come intontiti, incapaci di reagire per un bel di tempo, abbiamo bisogno di scaldarci, di fare quelle piccole cose che ci riportano al nostro equilibrio. e spesso la giornata che segue, risente del brusco risveglio, siamo più affaticabili, abbiamo voglia di dormire, oppure al contrario siamo iper attivi (finchè non crolliamo alla sera…), di una iper attività anche un po’ dolorosa, non proprio lucida e spesso un po’ sterile e inconcludente… svegliarsi troppo presto alla mattina richiede una cura e un’attenzione particolare perchè non siamo pronti a ricevere stimoli troppo forti e tutto ci infastidisce. spesso non si ha nemmeno voglia di mangiare, non è vero? e forse ci vanno solo cose calde, assolutamente non fredde… 

tutto ciò, non vi fa pensare ai vostri piccolini? alla cura che si deve avere nel maneggiarli, nel parlargli quando sono ancora minuscoli, alla fatica che fanno a reagire agli stimoli, all’iperattività che a volte li prende e non si riesce a calmarli. alla non voglia di mangiare dei primi tempi (e forse anche dei tempi successivi…)alle loro reazioni più lunghe rispetto a quelle dei loro coetanei… tutto ciò richiede una cura particolare, un’attenzione particolare alle sensazioni corporee che sperimentano ogni giorno, perchè è solo attraverso sensazioni corporee buone che possono riacquistare fiducia nel mondo esterno e in se stessi. pensiamo a ciò che aiuta noi nei momenti di brusco risveglio e possiamo così trovare ciò che aiuta anche loro: calore, contatto dolce, contenimento, carezze, coccole, voce calma… sono solo alcune delle cose buone che possiamo dare loro per aiutarli a ricostruire passo dopo passo la loro persona ferita dal troppo presto… 

intervista su romagna mamme

http://www.romagnamamma.it/vi-racconto-la-sofferenza-e-la-crescita-di-noi-genitori-prematuri-in-un-blog/

a questo link trovate   una mia intevista sul blog http://romagnamamme.it sui temi del sostegno ai genitori e al bambino prematuro

La separazione sbagliata-un approccio biosistemico alla prematurità

a questo link http://www.equipsi.it/%E2%80%9Cseparazione-sbagliata%E2%80%9D-un-approccio-biosistemico-alla-prema  trovate la mia tesi di specializzazione sulla prematurità dove ho riassunto un po’ le mie idee teoriche e pratiche sulla prematurità. se avete difficoltà a scaricarla potete mandarmi una mail all’indirizzo a.piazza@avala.it

laboratorio Risvegli Precoci

post del 22 maggio 2011

Laboratorio “Risvegli precoci”

Oggi è accaduta una cosa straordinaria. Delle persone adulte hanno provato le emozioni di un neonato prematuro, sentendo quello che sente lui, provando, in minima parte, lo stesso suo disagio…

Voglio spiegare bene quanto è successo. Oggi si è svolto il VI meeting della Scuola di Psicoterapia Biosistemica sez. emilia Romagna, e nell’ambito di questo meeting  una collega ed io abbiamo presentato un workshop sulla prematurità. Il nostro scopo era quello di far vivere alle persone presenti quello che vuol dire “nascere prima” in modo da “empatizzare” cioè capire e sentire ciò che provano madri, bambini e padri nell’evento prematurità. Così abbiamo ricreato una condizione protetta di nascita a termine e una di nascita prematura. Non è questa la sede per descrivere come si è svolto nel dettaglio il lavoro, ma quello che voglio riportare qui è il fatto che nel mettere le persone nella condizione di prematurità si è venuto a creare un disagio talmente intenso che abbiamo dovuto accorciare i tempi dell’esercizio. Alcune delle parole usate dai partecipanti all’esperienza, nella condivisione finale,  sono state:
– chi era nel ruolo di mamma: “è come se mi avessere strappato l’anima” “allucinante, devastante, spiazzante” – “ho sentito lo strappo, una difficoltà a riavvicinarmi al bimbo dopo questo strappo, potevo solo guardarlo” – “un’immensa paura di perderlo” 

– chi era nel ruolo di babbo: “ero pietrificata, non sentivo il bimbo come mio, non avevo armi” –  “come papà è scattato il legame di protezione della mamma più che del bambino; come se il bambino fosse morto finchè non l’ho toccato…”

– chi era nel ruolo del bimbo: “sentivo solo freddo, anche se la mamma mi coccolava  avevo sempre freddo in qualche parte del corpo” – “sentivo che farcela era un compito solo mio. la vita era solo in me, dovevo farcela da sola” – “ho sentito la violenza la solitudine, dovevo fare io qualcosa per me”

voglio sottolinerare che i partecipanti all’esperienza non avevano nulla a che fare personalmente con la prematurità,  erano persone in formazione presso la scuola biositemica.

non abbiamo potuto far durare l’esperienza più di due minuti perchè troppo dolorosa.
Cosa deve essere vivere la prematurità per intere settimane e mesi? cosa rimane impresso nella memoria corporea di un neonato precocemente strappato alla quiete del liquido amniotico? la risposta probabilmete è di un’intensità tale che non possono esserci parole per esprimerla, ma solo sensazioni frammentarie, caotiche, confuse…

un grazie a chi oggi si è messo in gioco e ha permesso di aprire una nuova strada alla conoscenza di questo mondo misterioso …

postato da mammaprima alle ore 00:17 | link | commenti (4)
categorie: sensazioni, ricerca, prematurità, emozioni di una mamma prematura

 Commenti:

 #1  26 Maggio 2011 – 07:20

Mamma mia 😦 mi chiedo sempre cosa rimarrà ai miei bambini di questa esperienza!

   

utente anonimo

#2  26 Maggio 2011 – 23:35

 
per fortuna è dimostrato che i bimbi a quell’età hanno delle risorse enormi …  ma l’importante di quest’esperienza è anche vedere la fatica che fanno i genitori per cercare di aiutarli nel miglio modo possibile…

   

mammaprima

#3  14 Giugno 2011 – 17:36

Il pensiero che mi tormentava era di non essere sufficiente per il mio bambino, come se lui non avesse bisogno di me. Io quando è nato prima mi sono sentita così stranita che non sapevo far fronte, mi sentivo inutileper lui, per me, inutile come incubatrice, come mamma… Che sensazioni brutte… Che brutti ricordi…

   

utente anonimo

#4  22 Giugno 2011 – 09:54

ti capisco… sensazioni condivise…    
riporto qui la risposta pubblicata sul forum dei prematuri  (http://www.prematuri.com/forum3/viewtopic.php?f=10&t=5795) alle domande delle mamme circa l’esperienza del workshop “risvegli precoci” pubblicata su questo blog il 22 maggio 2011

“Ciao mammeprima, mi fa piacere che vi interessi questa esperienza. Allora, per problemi di “copyright” non posso descrivere nel dettaglio come è avvenuta, anche perché se la riproporremo, come spero, deve esserci l’effetto sorpresa sui partecipanti, e se per caso a qualche partecipante capita di passare di qua, è fatta! Posso solo dirvi che questo “esperimento” NON è stato pensato per le mamme di bimbi prematuri, perchè ovviamente loro sanno già quanto si sta male in una situazione del genere, ma è stato pensato per chi con i prematuri e con i loro genitori ci potrebbe lavorare (personale infermieristico, medico, paramedico). Le sensazioni che scrivete sono tutte vere, io posso solo provare ad esprimere il mio pensiero di mammaprima e di persona che prova a studiare questo evento. E’ vero che l’esperienza del prematuro è terribile, ma è anche vero che saperlo non è inutile. Sapere “fisicamente” ciò che lui prova può aiutarci a capire il motivo di tanti suoi comportamenti che altrimenti potrebbero farci perdere la pazienza o scoraggiarci. Per esempio, penso alla mia prima che non voleva e non vuole ancora mai addormentarsi da sola, che ci mette 3 ore prima di cominciare a giocare ad una festa di compleanno, che è diffidente verso tutto ciò che è nuovo e sconosciuto. Insomma, io ci ho messo un po’ a capire che tutta sta roba qua poteva derivare dalla prematurià. e spesso mi scoraggiavo, pensavo di avere sbagliato qualcosa, di essere una mamma incapace… invece noi dobbiamo tener presente che i nostri bimbi sono più fragili, proprio perchè hanno vissuto le prime esperienze di vita in modo così duro e drammatico. e anche se non ricordano a livello mentale, il loro corpo non dimentica…

Questo non vuol dire che le esperienze perse nei primi istanti di vita così importanti per l’attaccamento, siano irrimediabilmente perdute. SI PUO’ RECUPERARE. con il contatto, con lo sguardo, con le carezze… con il tempo, con la fiducia… certo rispetto ad una situazione “a termine” è più difficile, è più faticoso, anche perchè il prematuro è un bimbo diverso dai bimbi a termine. non è così “relazionale”, non sorride subito, spesso non reagisce… e così la mamma può scoraggiarsi… invece l’importanza di sapere cosa si prova è proprio per far capire che le mamme HANNO BISOGNO DI SOSTEGNO per poter ricostruire questo legame. Uno dei motivi per cui ho deciso di rendere pubblica questa esperienza è perché mi piacerebbe che “togliesse” un po’ di sensi di colpa alle mamme. Come ho scritto le “finte” mamme sono state molto male, tanto che abbiamo dovuto accorciare l’esperienza. Hanno riportato vissuti di perdita molto forti e dolorosi. Come sentirsi in colpa allora se ci si è trovati in una situazione tanto dolorosa? come era possibile dare calore e nutrimento in un momento in cui noi stesse eravamo così sconvolte? questo negli ospedali non è tenuto in considerazione. L’attenzione è (giustamente) sul bambino, sulle cure mediche e sulla sua sopravvivenza, ma non si tiene conto della sofferenza profonda delle mamme e dei papà. Credo che se i genitori avessero un po’ di sostegno emotivo, il loro compito di cura, così impegnativo ed importante, sarebbe di molto facilitato. Nella prematurità c’è una grossa distanza tra i bisogni del bambino e quello che i genitori possono dargli, ma questo non è colpa di nessuno. E’ la situazione che è così. Esiste un bambino che ha molti più bisogni “del normale” con dei genitori che possono dare meno “del normale” perché sono emotivamente provati e spesso sconvolti e soprattutto, sono anche impossibilitati dalla struttura del reparto, dagli interventi medici, dai fili, dai respiratori ecc… quindi tutto quello che una mammaprima riesce a dare a suo figlio in termini di calore, sostegno, fiducia, in t.i.n. è già un grosso miracolo… poi, una volta a casa si può ricominciare, piano piano, eventualmente anche facendosi aiutare. Col tempo si può ricucire lo strappo, lenire la ferita…ovviamente la ferita non andrà mai via, rimarrà sempre una cicatrice, sia nel bimbo che nella mamma e nel papà, ma almeno può essere una cicatrice che non fa male…(o che fa male solo quando cambia il tempo… )

vi chiedo scusa se mi sono un po’ dilungata, ma la cosa ovviamente mi sta molto a cuore… spero di non essere stata troppo “confusionaria”, chiedete pure se avete dubbi, o se non sono stata chiara…

ciao”

   

mammaprima